‘La libertà viene prima’. Conoscenza e conflitto sociale in Ezio Tarantelli e Bruno Trentin (1)
di Leonello Tronti (22 aprile 2026)
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2 aprile 2026) (22 aprile 2026))
La libertà, nel senso più pieno del termine, è sempre inscindibile dalla conoscenza: non c’è libertà dove non ci sia conoscenza delle motivazioni e dei risultati delle azioni, tanto proprie quanto di coloro che hanno potere sulla vita degli altri. Oggi, però, per parlare di libertà dobbiamo parlare di “economia della conoscenza”, di qualcosa che sarebbe riduttivo considerare soltanto una, l’ultima trasformazione dell’economia. In realtà, siamo di fronte a un cambiamento molto profondo, che riguarda il lavoro, le organizzazioni e, soprattutto, il delicato rapporto tra lavoro e libertà.
Negli ultimi decenni, il passaggio dal modello produttivo fordista a quello attuale[1] è stato accompagnato da due fenomeni fondamentali: l’innalzamento generalizzato dei livelli di istruzione dei lavoratori e la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Questi due fenomeni hanno portato a una progressiva centralità della conoscenza nei processi produttivi (oltre che in quelli decisionali). Il fattore decisivo dell’attività economica non è più soltanto il capitale fisico, ma sempre più il capitale umano diffuso: l’insieme di competenze, esperienze, capacità di apprendimento e di innovazione delle persone che lavorano (Tronti, 2012).
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