Tronti: “Lavorare meno, la lezione di Carniti sempre più attuale”

Il presidente dell’Inps Tridico ha rilanciato la proposta tante volte avanzata da Carniti e Tarantelli: non si dovrebbe lasciarla cadere, in una situazione in cui i salari reali non hanno tenuto il passo nemmeno con il modesto aumento della produttività e in cui una riduzione generalizzata delle ore lavorate, non contrattata, si è realizzata di fatto. Il recente contratto dei metalmeccanici tedeschi mostra che è possibile

Leonello Tronti – “Rilanciare oggi lo slogan di Pierre Carniti ed Ezio Tarantelli, come ha fatto recentemente Pasquale Tridico in visita alla Sapienza, è certamente uno stimolo importante e non va lasciato cadere. Oltre al valore macroeconomico, di cui discuto più avanti, il punto fondamentale della riproposizione è oggi quello della volontarietà della riduzione di orario, su cui un notevole passo avanti è stato fatto dal contratto dell’IG-Metall del Baden-Württemberg (qui il mio articolo su Industriamoci, il mensile della Uiltec, di febbraio 2018). E all’opposto, a proposito di riduzione di orario non contrattata collettivamente, va ricordato che in Italia una riduzione generalizzata – ma involontaria – dell’orario di lavoro è in corso dal 4° trimestre del 2008: -4,1% per i dipendenti, -4,6% per tutti gli occupati.

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Ferrari: “L’attualità del progetto politico di Lombardi”

Sergio Ferrari – L’Associazione “Labour – Riccardo Lombardi” ha in programma con il dott. Luca Bufarale, come autore, la pubblicazione di un nuovo volume sulla vita politica di Riccardo Lombardi. Il libro dovrà affrontare il periodo che va dai primi anni ’60 al 1984. Si tratta di un periodo centrale per il nostro paese, un periodo che avrebbe portato alla seconda repubblica.
In quegli anni tutte le forze politiche – il PSI, nonchè ovviamente il PCI e la DC – erano di fatto bloccate su una condizione di conservazione politica. Mentre su piano economico si andava esaurendo la spinta neokeynesiana e si affermava la cultura liberista, in un contesto di progressiva e grave crisi economica nazionale e internazionale, R. Lombardi sviluppava la sua proposta di alternativa di sinistra, che non solo avrebbe dovuto dar seguito all’ormai esaurito centro-sinistra, ma anche affrontare in termini strutturali e profondi la crisi sociale ed economica in atto.

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Penna: “La Festa della Liberazione è ‘divisiva’ solo per i nostalgici dell’uomo ‘forte’”

Renzo Penna – Cerco di dare una risposta, sotto il profilo storico, a due questioni ricorrenti che si pongono, entrambe, un obiettivo strumentale: la prima di mettere in discussione la Festa del 25 aprile, la seconda di considerare in maniera benevola il Fascismo e l’opera di Mussolini.
a) – Periodicamente c’è chi punta a considerare il 25 aprile una festa di parte, ritenendola ‘divisiva’. Vediamo, allora, perché si celebra il 25 aprile come “Festa Nazionale della Liberazione” e chi lo ha deciso. L’occupazione tedesca e fascista in Italia non terminò in un solo giorno, ma si ritiene il 25 aprile come la data simbolo della Liberazione perché quel giorno del 1945 coincise con l’inizio della ritirata da parte dei militari della Germania nazista e dei fascisti della Repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano; dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere le città.
La nostra Provincia, ad esempio, si liberò completamente il 29 aprile ’45 con la resa dei tedeschi a Valenza, mentre il pomeriggio del 28 venne firmata la resa ad Alessandria – all’interno della Cattedrale – dal generale tedesco Hildebrand e, per i partigiani, da Luigi Longo, l’ammiraglio Girosi e il prefetto Livio Pivano. Ma per la vera pace si dovette attendere l’8 maggio con la definitiva resa della Germania. La decisione di scegliere il 25 aprile come “Festa Nazionale della Liberazione” fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio, guidato da Alcide De Gasperi, propose la data che fu stabilita con decreto da Filippo II di Savoia, in quanto era ancora in vigore la monarchia. La data fu fissata in modo definitivo nel maggio 1949, sempre su proposta di De Gasperi come presidente del Consiglio e dopo che nel giugno 1946 gli italiani con un referendum avevano deciso la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica. Con la firma del liberale Luigi Einaudi, primo Presidente della Repubblica eletto secondo la Costituzione (Camera e Senato in seduta congiunta, senza, ancora, i rappresentanti delle Regioni). Enrico De Nicola, come Einaudi un liberale, in assoluto il primo Presidente, era stato indicato dall’Assemblea Costituente e rimasto in carica solo quattro mesi. Quindi la proposta del 25 aprile come Festa Nazionale è stata proposta per due volte dal Democratico Cristiano Alcide De Gasperi, nel ruolo di capo del Governo, e condivisa, la prima volta, dal monarchico Filippo II di Savoia e la seconda dal liberale Luigi Einaudi, dopo l’unanime approvazione del Parlamento.
b) – Il secondo argomento, anch’esso strumentale, si propone di dimostrare che “Mussolini e il Fascismo hanno fatto anche cose buone” e la guerra sia stata una sorta di incidente di percorso. Un luogo comune di recente ripreso anche da un politico con importanti responsabilità in sede europea che è stato, poi, costretto a precisare e smentire. Perché in Europa non ci perdonano d’essere stati il Paese che, per primo, ha ‘inventato’ il Fascismo.
Chi fa queste affermazioni giustifica, nella sostanza, la dittatura come forma di governo e considera ‘normale’ la mancanza della libertà. Il Fascismo in Italia, con la responsabilità della Monarchia e il sostegno degli agrari, si è imposto con la violenza, mettendo fuori legge tutti i partiti, sciogliendo i sindacati, assaltando le Società operaie e le Camere del Lavoro. Gli avversari politici sono stati incarcerati, o mandati al confine politico, sin dai primissimi anni del regime: Antonio Gramsci, Sandro Pertini, Vittorio Foa, Don Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare, esiliato nel 1924), Piero Gobetti (liberale, morto nel ’26 in Francia).
La dittatura ha eliminato chi denunciava i misfatti del Fascismo: Giacomo Matteotti, assassinato nel giugno del 1924; Giovanni Amendola, aggredito da una squadraccia nel ‘25 e morto, in conseguenza delle percosse, nel 1926, esule in Francia; I fratelli Rosselli (Carlo e Nello) assassinati in Francia nel 1937; Leone Gisburg, più volte arrestato, torturato e morto in carcere nel ’44. Nel ventennio 42 oppositori politici della dittatura sono stati fucilati su sentenza del tribunale Speciale.
E la guerra con la Germania nazista non è stata un incidente, ma perseguita e voluta sin dall’inizio: “libro e moschetto” era ciò che il regime proponeva ai ragazzi sin dalle prime scuole. E poi sono del 1935-’37 i fatti tragici di cui si parla meno: – gli 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica dal generale Graziani; – i 70.000 abissini barbaramente uccisi nel corso della impresa Etiopica anche con l’utilizzo dei gas asfissianti. Responsabilità, condivisa con Graziani, anche dal maresciallo Badoglio.
E, ancora, le leggi razziali approvate nel 1938.
La stragrande maggioranza degli storici, non solo italiani, al contrario di chi, a tutti i costi, vuole trovare cose buone nel Fascismo, ritengono che: Mussolini fu un pessimo amministratore, un modestissimo stratega, tutt’altro che un uomo di specchiata onestà, (per non parlare della corruzione dei Gerarchi), un economista inetto e uno spietato dittatore. Il risultato del suo regime ventennale fu un generale impoverimento della popolazione italiana, un aumento vertiginoso delle ingiustizie, la provincializzazione del paese e, infine, una guerra disastrosa.
Una guerra che ha avuto come conseguenza: – 350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi; – 45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non hanno fatto più ritorno; – 640.000 militari italiani internati militari nei lager tedeschi. Tra costoro 40.000 moriranno nei campi, mentre il resto dei prigionieri di guerra languiranno per anni patendo la fame e il freddo rinchiusi tra i reticolati, sparsi nei diversi paesi europei; – decine di migliaia i civili (circa 150 mila) sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città.
Alessandria, 26 aprile 2015

Penna: “A sinistra i partiti non si improvvisano”

Renzo Penna – “Le forze politiche che hanno formato la lista di LeU (‘Liberi e Uguali’) non sono riuscite a costruire – come avevano promesso agli elettori – un nuovo partito socialista, di sinistra, pluralista e si stanno presentando in ordine sparso all’appuntamento delle Elezioni Europee. Dove, in presenza di uno sbarramento al 4%, con ogni probabilità, disperderanno i voti e la loro azione risulterà, in ogni caso, pressoché ininfluente. Mentre la necessità di una formazione alla sinistra del PD risulta, anche dopo l’elezione a Segretario di Nicola Zingaretti, quanto mai necessaria. Anche perché il nuovo responsabile del PD, al di là di una maggiore disponibilità alle alleanze e al confronto con le parti sociali, non ha modificato in nulla l’indirizzo economico e politico.

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Daniela Palma: “La Cina, il capitalismo di Stato e la crisi del Washington Consensus”

Di Daniela Palma (da Keynesblog) – “Chi avrebbe mai scommesso sulla capacità di tenuta delle ricette “neoliberiste” propugnate dal Washington Consensus a dieci anni dall’inizio della crisi economica più grave dopo quella del ’29, che tiene ancora nella morsa gran parte delle economie occidentali? Non molti, pensiamo, ma sta di fatto che la crisi è tuttora trattata come un accidente della storia e che se siamo ancora lontani dalla piena occupazione è perché – si dice – il processo di liberalizzazione del mercato del lavoro da anni intrapreso non è del tutto sufficiente a consentire un adeguato libero gioco delle forze del mercato. E, stando sempre a questa narrazione, con l’emersione dei paesi di nuova industrializzazione e la pressione concorrenziale esercitata dai loro molto più bassi livelli salariali, sarebbero necessari interventi di liberalizzazione persino più incisivi. Ma questa narrazione è destinata ad essere messa sempre più in discussione quanto più si estenderà e si consoliderà lo spazio occupato dai nuovi protagonisti dello sviluppo mondiale lungo percorsi che con il Washington Consensus hanno molto poco a che fare, come già ampiamente dimostra la straordinaria ascesa economica e politica conseguita dalla Cina.

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Ferrari: “Lettera per l’Africa”

Sergio Ferrari – Labour “Occorre rilevare come il problema della immigrazione dai paesi africani non abbia ancora ricevuto l’attenzione necessaria né, tanto meno, una linea d’intervento positiva.
Questa situazione, in occasione delle elezioni europee, deve trovare una indicazione tale da superare le varie posizioni che, anche a sinistra, sembrano limitarsi ad una indicazione, a dir poco, formale e di attesa. Non è questa l’Europa che occorre costruire.
A questo fine occorre promuovere una iniziativa che, al di là di ogni differenza di Nazione o di appartenenza politica, consenta di affrontare e superare i gravi limiti che si sono registrati. Occorre, in sostanza, che dalla prossima UE venga varato uno specifico Progetto, un Piano per lo sviluppo economico, sociale, culturale e ambientale di tutti i paesi africani. Un vero e nuovo ‘Piano Marshall’ che può essere definito e attuato solo per iniziativa diretta di una nuova Unione Europea
A questo fine riteniamo utile consentire di segnalare quanti, condividendo questi obiettivo, vorranno indicare la propria volontà, sia come elettori sia come eletti, per rendere rapidamente attiva l’iniziativa dell’Unione Europea in questa direzione.
In questo senso, mentre intendiamo allargare la diffusione di queste annotazioni e, quindi, la partecipazione attiva di tutti gli interessati, vorremmo invitare i firmatari della presente lettera di inviarne copia, oltre che alla sottoindicata Associazione, anche direttamente ai rappresentanti politici locali. Sarà nostra cura aggiornarvi sugli sviluppi e sugli aggiornamenti dell’iniziativa.”

Associazione LABOUR “R. Lombardi”

marzo 2019

Matteucci: “Aldo Bonavoglia, un Socialista della CGIL”

Renato Matteucci: “Il compagno Aldo Bonavoglia ci ha lasciati l’8 marzo 2019.” –  Era nato a Napoli il 6 febbraio 1029. Da giovane partecipò alla ricostituzione del Partito Socialista (allora PSIUP) a Napoli insieme a compagni di rilievo, come Antonio Lombardi e Antonio Caldoro e iniziò la sua esperienza sindacale nella categoria dei postelegrafonici ( FIP ), battendosi per l’autonomia del sindacato dai partiti e per realizzare l’unità con le altre confederazioni.  Ben presto assunse la direzione della FIP a Napoli, per poi diventarne il segretario generale nazionale dal 1969 al 1977; entra nel Consiglio generale della Cgil in occasione del 7° congresso del 1969. Al termine della sua esperienza nella FIP, viene chiamato in Confederazione dove lavora in più dipartimenti, come funzionario responsabile del settore telecomunicazioni. Prima si impegna sulle tematiche connesse alla TV via cavo e poi presenta la relazione introduttiva sui problemi delle telecomunicazioni prima al seminario nazionale del 1981 e poi al convegno nazionale del 1985, contribuendo in modo determinante alla definizione delle politiche della Cgil in questo delicato settore strategico.

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Colla: “Vigevani, oggi, sarebbe molto di sinistra”

Renzo Penna – Nel suo intervento di sabato 2 marzo 2019 a Castel Sangiovanni (PC) Vincenzo Colla, il Vice Segretario nazionale della CGIL, nel ricordare la figura di Fausto Vigevani, i suoi incarichi impegnativi e di prestigio nel sindacato, ha fatto presente come Fausto si confrontasse con personalità, sia del sindacato che della politica, del livello di Luciano Lama, Bruno Trentin, Vittorio Foa, Giorgio Ruffolo, Sylos Labini, Paolo Leon. E, registrando le differenze con l’attuale situazione, ha auspicato di poter essere all’altezza nella nuova responsabilità che lo riguarda, decisa dall’ultimo Congresso. Secondo Colla, Vigevani ha continuato ad essere e comportarsi da sindacalista anche quando è stato eletto Senatore e designato Sottosegretario alle Finanze. Così come la rinuncia al vitalizio, di recente scoperta e ripresa dai media, non ha nulla a che vedere con le attuali scelte delle forze politiche, ma è stata una decisione personale, condivisa solo con i propri famigliari, di chi ha considerato quegli incarichi un servizio per il Paese in sé bastante. Ricordo che la notizia è diventata di dominio pubblico dieci anni dopo la scomparsa di Fausto quando, per realizzare il secondo volume a lui dedicato, Davide Vanicelli e Sergio Negri hanno intervistato la figlia Valentina. Anche in questa scelta Vigevani si è confermato un uomo interessato all’assere e non all’avere.

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A Castello: “largo Fausto Vigevani”

Sabato 1 marzo 2019 a CastelSangiovanni (PC) l’Amministrazione comunale ha intitolato a Fausto Vigevani l’area prossima al Parco di Villa Braghieri: “Largo Fausto Vigevani”. Nell’occasione sono intervenuti: Carlo Pronti, compagno di liceo di Vigevani; Davide Vanicelli in rappresentanza dell’Associazione “Labour”; Vincenzo Colla, Vice Segretario Nazionale CGIL; Valentina Vigevani, figlia di Fausto e Lucia Fontana, Sindaco di Castel Sangiovanni. Partecipato l’incontro e significativa la presenza dell’Associazione “Labour” con i compagni di Novara, Verbania, Alessandria, Roma e Parma-Piacenza.

Ricordo che nel Parco di Villa Braghieri si trova la Biblioteca comunale nella quale è presente il “fondo Fausto Vigevani”: i libri di Fausto che la famiglia ha donato alla biblioteca. Sotto la sala del “fondo”: i sottoscritto con Sergio Negri-

Manifesto per la sovranità costituzionale

1. PREAMBOLO Il più lungo e grave ciclo di crisi della storia del capitalismo dopo quello del 1929 ha messo in ginocchio le classi popolari e larghe fasce di classi medie delle economie mature. Un ciclo generato dalla guerra di classe dall’alto scatenata dalle élite politiche e finanziarie di Stati Uniti ed Europa, combattuta nell’Unione europea attraverso il mercato unico e l’euro. Il processo di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, unitamente alle politiche di indebitamento pubblico e privato regolate dalle organizzazioni sovranazionali (Fmi, Banca mondiale, Ue), hanno alimentato e moltiplicato a dismisura disuguaglianze e ingiustizie, fattori di un ulteriore aggravamento delle divergenze e di un ulteriore giro di stagnazione. In questo contesto, l’Italia ha subito un radicale processo di deindustrializzazione e impoverimento dovuto anche alla vocazione alla rendita delle famiglie storiche del suo capitalismo.

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Associazione LABOUR R. Lombardi – "Per una società di liberi e eguali"