Referendum giustizia: ha vinto la Costituzione
di Renzo Penna
Ha vinto la Costituzione fondata sul Lavoro, Repubblicana e Antifascista. E hanno vinto tutti coloro che, con generosità è passione, si sono impegnati per impedire che, con un voto della sola maggioranza, si cambiassero sette articoli della Carta costituzionale. Devo dire che questo è stato l’aspetto che, sin da subito, aldilà del merito, mi ha convinto a votare ‘No’. Perché, con quella modalità, si alterava lo spirito della Costituzione e il voto diventava, immediatamente, un voto politico, una resa dei conti del governo Meloni nei confronti dell’indipendenza della Magistratura, uno dei pilastri della democrazia italiana.
E sono sorpreso che diversi politici – ex socialisti ed ex comunisti – non abbiano compreso e valutato questo evidentissimo aspetto, scomodando personalità, che non sono più tra noi, come Giuliano Vassalli, per giustificare il voto favorevole alla riforma di un governo, oltretutto, chiaramente di destra e ostile alla Costituzione.
Il risultato del referendum e la vittoria dei ‘No’ è importante, poi, per diverse ragioni. In primo luogo perché, colpendo uno dei punti su cui si basa l’intesa di potere tra le tre principali forze della maggioranza ne riduce la compattezza; come secondo aspetto, in quanto rende più problematico il progetto del partito della presidente del Consiglio di trasformare in senso presidenziale l’assetto istituzionale del Paese. Con la modifica e la riscrittura dell’impianto della Costituzione che Fratelli d’Italia, avendo mantenuto e rivendicando nel simbolo l’originaria fiamma mussoliniana, vivono come il risultato della loro sconfitta.
Insieme alla dimensione della vittoria del ‘No’ – due milioni la differenza – la principale sorpresa che ha reso problematico il lavoro dei sondaggisti, ha riguardato, con quasi il 59%, l’affluenza ai seggi. Un dato da analizzare nei diversi aspetti: il voto delle grandi città e dei piccoli centri, delle regioni del centro, del nord e del mezzogiorno, ma intanto ci segnala che la disaffezione al voto si riduce quando è reale la possibilità, in chi partecipa, di incidere sul risultato e quando l’alternativa delle posizioni in campo è chiara.
Nella maggiore partecipazione, così come sull’esito del voto referendario, ha certamente influito la fascia dell’elettorato più giovane, compreso tra i 18 e i 34 anni, dove il ‘No’ ha superato il 60%. Una presenza che si era già manifestata nel referendum sui quesiti del lavoro proposti dalla CGIL e che apre alla speranza sul futuro per chi auspica un Paese dotato di una maggiore giustizia sociale e con minori diseguaglianze tra le classi. Un elettorato che il governo, non consentendo il voto a studenti e lavoratori distanti da casa e impossibilitati a rientrare, per ragioni di costo e di tempo, ha colpevolmente discriminato e volutamente ridotto nelle dimensioni.
E’ possibile poi che sul voto dei più giovani abbia influito il clima di guerra che si respira e le drammatiche vicende che nelle guerre in atto sta vivendo e soffrendo la popolazione civile, in primis le donne e i bambini.
Se l’entusiasmo per il risultato, da parte delle forze politiche dell’opposizione, è certamente comprensibile, risulterebbe però sbagliato ritenere assimilabile o sovrapponibile l’esito del referendum a quello delle future competizioni politiche.
Nelle prossime elezioni il centro sinistra, per conquistare la partecipazione di coloro che in passato si sono astenuti dal voto, cosi come il loro consenso, dovrà dimostrare di saperlo meritare. Con chiarezza e coerenza nei programmi e, per tempo, interessandosi ai problemi veri che riguardano un grande numero di cittadini: i bassi salari, la precarietà del lavoro, il costo dei servizi, della casa, i ritardi e le inefficienze della sanità, del servizio scolastico e la sicurezza. Sapendo fornire, non slogan, ma credibili soluzioni.
Renzo Penna
Alessandria, 23 marzo 2026