Renzo Penna . La crisi della socialdemocrazia e dei partiti socialisti – Di fronte a chi considerava l’inevitabilità delle conseguenze della liberalizzazione dei mercati e del processo di globalizzazione sul welfare, i diritti dei lavoratori, le retribuzioni e l’occupazione, Luciano Gallino sosteneva con forza: “non è vero che il mondo è cambiato”, per poter affermare che ‘there is no alternative’, non ci sono alternative, ma “è stato fatto cambiare”. Sono infatti stati gli accordi internazionali che, privilegiando sopra ogni altro aspetto il commercio mondiale, hanno impresso un indirizzo ai mercati del tutto indifferente agli obiettivi della piena occupazione, delle protezioni sociali dei lavoratori e delle tutele ambientali. Continua la lettura di Penna: “Il mondo è stato fatto cambiare”
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Lettieri: “L’euro e il rischio Trump nell’Unione”
Antonio Lettieri – Dopo la vittoria di Donald Trump non solo ci si deve interrogare sulle ragioni del suo imprevisto successo in America, ma anche su quale lezione se ne possa trarre per l’Unione europea. Si tratta evidentemente di situazioni politiche non sovrapponibili. Eppure, non ostante tutte le differenze, gli scenari presentano intriganti punti in comune. Innanzitutto, la crisi economica che in modi diversi ha toccato le due sponde dell’Atlantico; poi la crisi dei tradizionali assetti politici. Gli stati Uniti e l’Europa sono stati entrambi colpiti dalla Grande recessione. Con una differenza fondamentale. L’America di Barack Obama ha ripreso a crescere in tempi relativamente rapidi e già nel 2014 il reddito nazionale aveva superato quello antecedente alla crisi. La disoccupazione giunta al 10 per cento al culmine della crisi è stata ridotta al 4,9 per cento. Il contrario si è verificato nell’Unione europea e, in particolare, nell’eurozona dove la crisi ha avuto effetti devastanti.
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Carniti e il Referendum: “No a questo pasticcio”
Pierre Carniti – da ‘Giustizia & libertà’, 12 Ottobre 2016
Le Costituzioni possono essere cambiate, ma non all’ingrosso, mentre questa riforma ne modifica oltre un terzo. Inoltre lo fa dividendo il paese, aumentando la confusione, disegnando un Senato che difficilmente potrà funzionare.
La combinazione con l’Italicum, poi, indebolirebbe il tessuto democratico e la divisione dei poteri. Prescindo da molte delle critiche alla proposta di riforma costituzionale, già sollevate da costituzionalisti, commentatori e politici, che in larga parte condivido. Le ragioni specifiche che mi determinano a votare no sono fondamentalmente tre.
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Ferrari: “Le variazioni del PIL e la specificità della nostra crisi”
Sergio Ferrari – Le attese nei mesi scorsi per conoscere le variazioni trimestrali del Pil nazionale avevano certamente dei buoni motivi, visto la condizione molto critica del nostro sviluppo; una condizione per la verità non esclusiva per il nostro paese dal momento che si parlava di una crisi strutturale internazionale. Il dibattito acceso intorno allo zero della nostra crescita era, tuttavia, il segno di un nervosismo acuto, anche perché non erano comunque questi i dati che avrebbero potuto o meno motivare l’esistenza di una nostra uscita dalla crisi. Questa osservazione vale anche per i dati presentati ai primi di settembre dall’Istat, al quale va riconosciuto una tenuta professionale rispetto alle sollecitazioni immaginabili.
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Mazzucato: “La Finanza ha le mani strette al collo della politica”
Mariana Mazzucato – Molte delle nostre politiche fiscali sono pressoché inutili, e le società multinazionali ne approfittano. Ma queste società fanno anche di più: lavorano per indebolire i nostri sistemi fiscali. Apple ha cominciato negli Stati Uniti a mettere i singoli stati federali in competizione l’uno contro l’altro. Nel 2006 la società basata a Cupertino, in California, ha fondato una sussidiaria di investimento in Nevada per non pagare tasse sulle sue plusvalenze finanziarie. La stessa strategia che ora sta mettendo in campo nel resto del mondo. Dopo la decisione dell’Unione europea contro l’Irlanda, Apple ha minacciato di ritirare i suoi investimenti dal Paese, verso altri Stati che offrano garanzie migliori dal punto di vista fiscale.
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I COMUNI: “COSTRETTI A TAGLIARE I SERVIZI ED AUMENTARE LE TASSE”
di Renzo Penna – Il giornale dei Comuni ‘Magazine’ ospita, nel numero di giugno, un articolo che mette a nudo le difficoltà che gli Enti locali (Regioni, Province e Comuni) stanno affrontando per effetto della crisi e individua le responsabilità nelle politiche dei governi che, dal 2008, si sono via via succeduti. In particolare nell’ultimo quinquennio, per rispettare i parametri imposti dalla Ue, sono state adottate, nei confronti delle Amministrazioni locali, una serie di manovre sempre più restrittive con l’introduzione di vincoli di spesa – correnti e in conto capitale – che hanno inciso pesantemente sulla loro normale gestione. Lo schema è semplice: “Lo Stato taglia alle Regioni, ai Comuni e alle Province. Loro tagliano ai cittadini; che significa: meno servizi e investimenti.”[1]
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LOMBARDI: “La mia società alternativa”*
*Questo articolo di Riccardo Lombardi è apparso su “il Manifesto” del 23 ottobre 1977; ricavato dal libro: “Riccardo Lombardi, scritti politici 1963-1978. Dal centro-sinistra all’alternativa”, Marsilio Editori, 1978
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Beschi: “Le ‘riformone’ del Governo e le pretese di JP Morgan”
di Mauro Beschi – In questi mesi la discussione sui temi della modifica alla Costituzione e della nuova legge elettorale è stata caratterizzata, del tutto giustamente vista l’importanza e la complessità degli argomenti, da ragionamenti giuridici e di dottrina costituzionale. Meno interessante ma pericolosamente deformante è stata la propaganda, in verità urlata e strumentalizzata come fanno i venditori ambulanti, sui miracoli e le mirabolanti prospettive per il Paese derivanti dalle “riformone” del Governo. Qualcuno potrà dire: perché si parla di “riformone” del Governo quando la modifica della Costituzione e la Legge elettorale dovrebbero essere di prerogativa e responsabilità del Parlamento? In realtà, mai come in questi mesi, si è vista l’ingerenza e le pressioni del Governo nella discussione parlamentare, fino all’utilizzo del voto di fiducia, fatto inconcepibile per tutti coloro che hanno a cuore le prerogative parlamentari, prescritte dalla attuale Costituzione, dell’ordinamento repubblicano. Continua la lettura di Beschi: “Le ‘riformone’ del Governo e le pretese di JP Morgan”
Ferrari: “D’Alema polemizza con Renzi…a quando l’autocritica?”
di Sergio Ferrari – E’ difficile non concordare con le critiche espresse da D’Alema nella sua intervista del 22 giugno u.s. al “Corriere della Sera” in relazione agli esiti delle elezioni locali appena trascorse. Che questi risultati rappresentino un motivo di riflessione negativa nei confronti del Governo – al di là degli esiti dei singoli concorrenti locali – è una questione ormai riconosciuta da parte dello stesso Presidente del Consiglio, ancorché in termini ovviamente diversi rispetto a quelli avanzati da D’Alema. Ci sarà tempo e modo per tornare sull’intervista di D’Alema, ma una prima osservazione occorre avanzarla: Renzi e il suo Governo non sono piovuti sul paese nottetempo, non sono una costruzione imprevista o priva di una sua storia e di una sua cronaca.
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Penna: “RIDARE PRIORITA’ AL LAVORO E ALLA DEMOCRAZIA ECONOMICA”
Renzo Penna: “RIDARE PRIORITA’ AL LAVORO E ALLA DEMOCRAZIA ECONOMICA” – Dallo scoppio della crisi nel 2008 il termine ‘finanziarizzazione’ è stato tra i più utilizzati per spiegarne le ragioni e individuarne le cause. La definizione che ne ha dato Luciano Gallino – uno dei maggiori studiosi della materia – è che rappresenti un gigantesco progetto per generare denaro mediante denaro riducendo al minimo la produzione di merce. Il capitalismo che in origine si è sviluppato da una base essenzialmente industriale, negli ultimi decenni del novecento ha gradualmente abbandonato la strada del valore d’uso delle merci per divenire, soprattutto, un produttore di rendite. Soluzione che il sistema ha adottato per far fronte alle difficoltà emerse nell’economia reale dei paesi sviluppati e dovute, in particolare, alla forte riduzione di occasioni di investimento redditizio nella maggior parte dei comparti dell’industria e dei servizi.
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