Salvatore Biasco: “Regole, Stato, uguaglianza”

Regole, Stato, Uguaglianza (Luiss 2016)

La posta in gioco nella cultura della sinistra e nel nuovo capitalismo

di Salvatore Biasco

La crisi economica e sociale fa riaffiorare nel dibattito politico parole d’ordine quali “Stato”, “eguaglianza” e “regole”. Non si tratta, tuttavia, di parole che trovano di per sé la forza per ribaltare la visione culturale egemone nell’ultimo trentennio, né esenti da pericoli di una rielaborazione che le faccia apparire un semplice ritorno al passato. Quelle parole d’ordine possono, tuttavia, esser colte ed elaborate se captate da una cultura politica che, nonostante le revisioni necessarie, sia con esse in sintonia e che abbia la capacità di riappropriarsene e trasformarle in coordinate progettuali seguendo le quali sia possibile rifondare un’identità e definire i capisaldi di un programma politico.

Biasco, Salvatore. – Economista e uomo politico italiano (Roma 1939-2022). Allievo di Paolo Sylos Labini e di M.H. Dobb, docente di Economia internazionale presso l’Università di Modena e, dal 1983, alla Sapienza di Roma, ha fornito sostanziali contributi per il superamento dei paradigmi neoliberisti, associando all’indagine sui sistemi fiscali, sugli aspetti finanziari e sui nessi fra mercato e democrazia un rigoroso studio delle coordinate sociopolitiche e un incessante impegno per la definizione di una nuova cultura politica progressista. Candidato dal PDS nelle liste dell’Ulivo, parlamentare dal 1996 al 2001 (XIII legislatura), ha presieduto la Commissione bicamerale per la riforma fiscale, pubblicando l’imprescindibile Libro bianco sulla tassazione delle società (2007). Tra le sue altre pubblicazioni si citano qui: L’inflazione nei paesi capitalistici industrializzati. Il ruolo della loro interdipendenza 1968-1978 (1979); Per una sinistra pensante. Costruire la cultura politica che non c’è (2009); Ripensando il capitalismo (2013); Regole, Stato, uguaglianza: la posta in gioco nella cultura della sinistra e nel nuovo capitalismo (2016); Le ragioni per un ritorno alla socialdemocrazia (2022).

Labour: “Cambia l’Italia. Cambia il sindacato”

Il compagno Sergio Vannozzi ci ha segnalato il resoconto di questo incontro-dibattito promosso dall’Associazione “Labour“, condotto da Fausto Vigevani nel corso dell’anno 2000 e titolato:

Cambia l’Italia. Cambia il sindacato

Si tratta di un Forum con i sindacalisti Pier Paolo Baretta, Mauro Beschi, Antonio Panzeri. Paolo Pirani, coordinato da Fausto Vigevani. Un dibattito di sicuro interesse che volentieri pubblichiamo.

Il ruolo del sindacato, la sua unità, la centralità delle questioni sociali che oggi si delineano in scenari diversi da quelli tradizionali, contrattuali, il sistema politico di bipolarismo imperfetto, con tutte le sue pericolose contraddizioni, la globalizzazione dell’economia e la trasformazione in atto nei settori produttivi tradizionali: sono i temi più importanti con i quali le Confederazioni devono oggi misurarsi e sui quali va impostata un’azione che guardi in primo luogo alla dimensione europea per metà in essere e per metà ancora da conquistare sul piano sociale ed economico. Ma sono questioni che investono anche la politica, perché riguardano la qualità della democrazia presente e futura in Italia e in Europa. L’unità sindacale, la concertazione e la politica dei redditi, il ruolo europeo del sindacato sono grandi politiche che riguardano tutti e non solo il sindacato, ma che la sinistra politica sembra ignorare. Fausto Vigevani ne ha parlato con alcuni sindacalisti: Pubblichiamo il resoconto del Forum svoltosi nell’estate del 2.000 a Roma, al quale hanno partecipato Pier Paolo Baretta, segretario confederale della Cisl, Mauro Beschi, segretario nazionale Funzione Pubblica della Cgil, Antonio Panzeri, segretario generale della Camera del lavoro di Milano, Paolo Pirani, segretario confederale della Uil.

Vigevani: Una prima riflessione va fatta su un elemento di novità offerto da Confindustria. La scelta di D’Amato Presidente è indubbiamente una svolta. Quanto potrà condizionare i rapporti fra le parti sociali e come i sindacati affronteranno il confronto?

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