Lettera di Riccardo Lombardi a Salvador Allende  

Lettera di Riccardo Lombardi a Salvador Allende

 Nei prossimi giorni ricorre l’anniversario della morte dei compagni Salvador Allende e Riccardo Lombardi. Il professore Giovanni Scirocco* li ricorda con una lettera (proveniente dalle carte di Riccardo Lombardi presso la Fondazione di studi storici Filippo Turati di Firenze) scritta nel luglio 1971 da Lombardi ad Allende. La lettera non fu spedita, ma riveste un notevole interesse, non solo per il ricordo di questi due straordinari compagni e della loro lotta per il socialismo.

11 settembre 2021

Riccardo Lombardi a Salvador Allende, 28 luglio 1971

Caro compagno presidente,

Il prossimo viaggio in Cile del compagno Moreno mi offre la possibilità di anticipare per lettera alcune considerazioni che stanno alla base del vivissimo e preminente interesse che non solo io e i miei compagni della Sinistra socialista, ma tutto il psi hanno per l’esperienza da voi guidata nel Cile. Tale interesse sarebbe del tutto astratto è privo di conseguenze politiche se esso si limitasse alla constatazione di una rilevante correlazione (anche se forse non sarebbe esatto parlare di identità) ideologica. Questa ultima infatti, che nel passato anche recente, cioè durante la sciagurata esperienza dell’unificazione socialista, poteva e doveva essere messa legittimamente in dubbio, appare oggi, anche sotto l’impulso determinante della sinistra Socialista, come una realtà che ha via via guadagnato tutto il partito e ne informa, sia pure con qualche residua contraddizione, la prospettiva e la strategia. La correlazione e la omogeneità invece dipendono soprattutto dalla constatazione che pur nelle grandissime differenze di situazioni sociali, ovvia conseguenza di una diversa storia, i problemi di prospettiva, di strategia e forse anche di tattica che il Partito Socialista cileno si trova ad affrontare Oggi sotto la vostra guida, sono fondamentalmente gli stessi che il psi, anzi la sinistra classista italiana, si trova ad affrontare oggi o a proporsi come prospettiva non storica è lontana, ma politica e perciò ravvicinata. Questi problemi si riassumono sostanzialmente in quelli che pone il passaggio graduale ma risoluto al socialismo in una società capitalistica; ma questo, che è un problema generale di paesi capitalistici fino a oggi storicamente non risolto, ha una sua specificità nella situazione italiana, specificità che avvicina molto le soluzioni possibili in Italia a quelle possibili in Cile. Difatti, l’Italia, pur appartenendo globalmente ormai all’area dei paesi capitalisticamente sviluppati, presenta tuttavia zone non marginali di sottosviluppo ove dominano situazioni di paleocapitalismo, di precapitalismo o addirittura di Feudalesimo, e basta accennare a questo – del resto universalmente noto – fatto, per comprendere come la situazione che voi affrontate nel Cile, pur non identica, presenti aspetti e problemi abbastanza simili, pur con dimensioni diverse, a quella italiana.

Anche in Italia la classe operaia è non solo minoritaria, ma concentrata in zone delimitate, certo non nella stessa misura che da voi, ma tuttavia in misura tale da creare un grosso problema politico e sociale; anche in Italia l’esistenza nella società di Grossi strati intermedi di piccola e media borghesia in parte inserita nella produzione capitalistica avanzata e perciò accessibile (ma non ancora acceduta, se non parzialmente) ad una solidarietà con la classe operaia ed in parte invece, la più rilevante, a carattere parassitario e subalterno, crea problemi per la sinistra analoghi, anche se ancora una volta di dimensioni diverse, a quelli esistenti nel vostro paese; anche in Italia una massa confusa e disperata di sottoproletariato, parte del quale in corso di inserimento nelle nuove attività industriali, crea la minaccia permanente di offrire, con la sua protesta politicamente non egemonizzata, una base a possibili e sempre minacciose tentazioni autoritarie e fasciste; anche da noi, nelle grandi città industriali, l’addestramento periferico di lavoratori provenienti dalla campagna crea problemi economici, politici e sociali che nel Cile sappiamo bene avere raggiunto il massimo di acuità.

Diversi, invece, almeno nei loro aspetti di breve periodo sono i problemi connessi al influenza economica e politica dell’imperialismo che sappiamo bene configurarsi nel Cile e in tutto il Sud America in condizioni tali da costituire il problema prioritario, non risolto il quale nessuno dei problemi interni economici e politici potrà esserlo.

La situazione italiana è certamente diversa dato che la colonizzazione americana si serve di strumenti più indiretti e sofisticati che non siano quelli diretti e brutali, classici nel sud America.

Tuttavia, pur nella difformità delle situazioni, esistono problemi di lotta comune per l’indipendenza, con strumenti diversi: Ritengo che la diversità delle situazioni, sotto questo aspetto, offre possibilità positive di azioni coordinate differenti ma convergenti allo stesso fine e che potrebbe consentire una articolata concentrazione di sforzi diretti ad attaccare l’obiettivo dei diversi lati, alcuni dei quali più accessibili a voi nel sud America, altri più accessibili a noi europei.

Non voglio dilungarmi sulla gamma di considerazioni, lo ripeto, non solo astratte ed ideologiche ma politiche che la situazione suggerisce e sulle conseguenze operative da trarne; concordo perciò ampiamente con il compagno Moreno sull’utilità, direi sulla necessità che il contatto fra i nostri due partiti non sia occasionale, e direi così rituale, ma posso concretarsi in modo continuativo ed assumere manifestazioni non tanto celebrative e propagandistiche, quanto politiche ed operative su tutti i terreni, ivi compreso quello della soluzione dei problemi economici che sappiamo benissimo essere oggi nel vostro paese il punto più esaltante del vostro programma, ma anche il fianco più esposto all’attacco dell’imperialismo, e perciò richiede un apprestamento difensivo che certamente una solidarietà internazionale organizzata può concorrere a formare.

Desidero ricordare, non fosse altro per memoria, l’acuto problema del controllo e della neutralizzazione del potenziale reazionario e fascista annidato in gangli essenziali dello Stato (esercito, polizia, magistratura, burocrazia) senza di che ogni avanzata anche graduale e legale verso forme di socialismo rimarrebbe precaria (ragione per cui seguiamo con ansia lo svolgersi della vostra esperienza, specie nell’attuale fase); nonché i problemi dell’inserimento economico internazionale che certamente si configurano i nostri due paesi in maniera differente, ma che consente interpretazioni non divergenti: Per noi si tratta di provare un esperimento socialista probabilmente limitato a un solo paese immerso in un oceano di capitalismo avanzato, per voi Il problema è forse più semplice, ma non perciò più facile. A tutti questi fini ci stiamo adoperando per sollecitare un’attenzione meno distaccata e occasionale degli organi dirigenti del PSI verso i problemi dell’America del Sud è più esattamente di quello fra questi paesi, cioè il Cile, ove si svolge l’esperimento per noi più interessante e il cui successo è strettamente legato al successo o al fallimento della prospettiva politica che ci poniamo in Italia. Con il compagno Moreno, al suo ritorno, elaboreremo un programma per dare inizio e articolazione alle iniziative sopra accennate, che penso debba avere un momento pregiudiziale in un contatto approfondito fra dirigenti dei due partiti.

Accogliate, caro compagno, i saluti più cordiali

Riccardo Lombardi

* Professore associato di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Lingue, letterature straniere e comunicazione dell’Università degli studi di Bergamo