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Ruffolo: “PD, la crisi di un partito senza identità” (22/09/2010)

di Giorgio Ruffolo, la Repubblica, 22 settembre 2010. “C’è chi dice che il Partito democratico non c’è più. C’è chi dice che non c’è mai stato. Sulla sua esistenza grava un peccato originale. Pur di non riconoscersi in una identità socialista questo nuovo partito ha scelto un non-luogo politico esponendosi al rischio, puntualmente verificatosi, di costituirsi come congerie di gruppi e progetti disparati. Parlai allora, esprimendo le mie riserve, di salade niçoise. Il fatto è che le identità politiche non si inventano con brillanti improvvisazioni. Sono storia e memoria, non slogan che degradano la politica in pubblicità. Questa sua condizione di nomade politico si è subito rivelata nella difficoltà di trovare una collocazione politica precisa in Europa e nella pretesa che fossero i partiti socialisti europei a rinunciare alla loro identità in nome di non si sa che cosa.
Ma c’è di più. Il nobile e ambizioso proposito di realizzare la confluenza in una nuova forza politica di due grandi correnti sociali, una sinistra laica e una sinistra cattolica, avrebbe richiesto la elaborazione di un progetto di società come fondamento ideologico del nuovo partito. Il termine ideologia è stato screditato da Marx come «falsa coscienza». E invece, come Bobbio ricorda, deve essere inteso nel suo significato originario, di interpretazione della storia e di ispirazione ideale ed etica della politica. Ora, non si ha neppure la minima traccia, nella breve e tormentata vita del Partito democratico, di un investimento culturale e politico inteso a costruire una ideologia moderna, una proposta di società, un progetto di riforme economiche, istituzionali e sociali capace di concretarla.

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Fondazione Di Vittorio: “Lavoro: quantità,qualità”

LAVORO

Fondazione Di Vittorio: “A rischio povertà anche chi lavora”


Nel quarto trimestre 2017, le ore lavorate (dati conti economici ISTAT) sono ancora inferiori del 5,8%  rispetto al primo trimestre del 2008 e le unità di lavoro sono il 4,7% in meno sempre relativamente allo stesso periodo. Si tratta di -667 milioni di ore lavorate e di quasi 1,2 milioni di Unità di Lavoro in  meno rispetto al primo trimestre 2008.

Questo, nonostante l’occupazione attuale si sia molto avvicinata a quella del 2008 e che anche la CIG  sia tornata sui livelli di tale anno (scontando, va ricordato, le norme legislative più restrittive  adottate).  Nell’Unione europea a 15, lo scarto fra occupati e ore lavorate è particolarmente consistente per  l’Italia. Questo andamento è legato al peggioramento della qualità dell’occupazione italiana.  Fra il 2013 e il 2017 (microdati forze lavoro, ISTAT) aumentano fortemente i part-time involontari e,  soprattutto negli ultimi due anni, le assunzioni a tempo determinato, portando l’area del disagio  (attività lavorativa di carattere temporaneo oppure a part time involontario) a superare il record di  4 milioni e 571 mila persone, la più alta dall’inizio delle nostre rilevazioni.  Non solo, un’analisi più approfondita delle assunzioni a tempo determinato (INPS, Osservatorio  Precariato), dimostra un peggioramento di questa condizione di lavoro già precaria: aumenta anche  fra questi lavoratori il part time (+55% fra il 2015 e il 2017). Continua a crescere il numero di  dipendenti con contratti di durata fino a 6 mesi, che sono passati da meno di 1 milione nel 2013 a  più di 1,4 milioni nel 2017 (dati EUROSTAT, primi tre trimestri di ciascun anno). E’ evidente, quindi,  che il numero totale degli occupati, pur importante, rappresenta un’immagine molto parziale della  condizione del lavoro in Italia. La qualità di questa occupazione è in progressivo e consistente  peggioramento, e questo spiega l’insoddisfazione sia sulle condizioni attuali che rispetto al futuro,  non solo di chi è disoccupato, ma anche di chi ha un lavoro.  E’ evidente dai dati, che la quantità e qualità della ripresa, non è in grado di generare quantità e  qualità dell’occupazione adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette  prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo; così come, le attuali norme  legislative che regolano il MdL incidono in modo negativo sulla qualità del lavoro.  Sono dati di cui occorre tener conto e sui quali è necessario intervenire.

In allegato, lo studio della Fondazione Di Vittorio sull’andamento dell’occupazione negli ultimi 10 anni intitolato “Lavoro: qualità e quantità” (a cura di Lorenzo Birindelli e Giuliano Ferrucci).

Leggi il rapporto > Qualità del lavoro_Rapporto_2018

Fausto Vigevani, passione e impegno per la Cgil

Fausto Vigevani da Rassegna Sindacaledi Ilaria Romeo, 05 marzo 2018, da Rassegna Sindacale.
Ricorre il 15° anniversario della scomparsa del sindacalista piacentino. Un’acuta capacità di analisi coniugata con la ricerca costante di proposte tendenti a far procedere il progresso e la giustizia sociale.
 “È morto uno di noi. È morto un uomo, un grande sindacalista e un raffinato politico che tanti in Cgil hanno conosciuto e apprezzato. È morto prematuramente, strappato alla vita e ai suoi affetti quando ancora poteva offrirci tanti suggerimenti, tante idee per noi, compagni della sinistra, per la sua Cgil alla quale ha dedicato passione e impegno nella sua lunga carriera”. Sono le parole con cui Raffaele Minelli, all’epoca presidente del comitato direttivo della Cgil, ricordò Fausto Vigevani nel giorno dei suoi funerali, il 7 marzo del 2003. Di Fausto Vigevani ricorre oggi, 5 febbraio, il 15° anniversario della morte. Uomo dal carattere burbero e a tratti persino ruvido, come lo definì l’allora segretario generale della Cgil Sergio Cofferati, Vigevani sapeva essere capace allo stesso tempo di grandi passioni e di profondi legami affettivi. “I legami – disse Cofferati in occasione delle esequie – erano nascosti, protetti, mai esibiti. E la passione invece evidente, rigorosa e ininterrotta. Una passione che ha segnato tutta la sua storia sindacale e poi quella politica, con tratti che sono esemplari per molti di noi”.

Nato a Coli, in provincia di Piacenza, il 30 luglio del 1939, Vigevani inizia a lavorare in Cgil a Piacenza, nella locale Camera del lavoro nei primi anni sessanta. Nel 1969 si trasferisce a Novara, della cui Camera del lavoro diviene segretario generale. Nel 1973 viene chiamato a Roma, nella segreteria nazionale dei chimici (Filcea), di cui diventa segretario generale nel 1977, al congresso di Cervia. Nel 1981 entra a far parte della segreteria confederale della Cgil, dove rimane per 10 anni, fino al 1991 quando, l’11 ottobre al congresso di Chianciano, viene eletto segretario generale della Fiom, incarico che manterrà fino al 1994. Nel marzo 1994 è eletto senatore nel collegio di Parma nelle fila del Partito democratico della sinistra. Confermato nelle elezioni del 1996, è sottosegretario alle Finanze nel governo Prodi e nel primo governo D’Alema. Muore a Roma il 5 marzo 2003.

Molti ricordano di Fausto Vigevani l’appassionato intervento alla Conferenza di Organizzazione della Cgil tenutasi a Firenze dal 14 al 16 novembre 1989. Un intervento non particolarmente lungo, ma molto efficace che riassume la sua concezione del sindacato, chiamato a operare come soggetto autonomo in una fase storica piena di nuove potenzialità dopo la caduta del muro di Berlino. La stessa concezione di una “Cgil unita perché autonoma, autonoma perché unita, unita e autonoma perché profondamente democratica”, che farà dire a Bruno Trentin –  a Genova nel settembre 2004 – che “il sindacato come soggetto politico, unitario e autonomo era capace proprio per questo di essere un interlocutore scomodo, ma necessario di un’alternativa di sinistra nel governo del Paese”.

A un anno dalla sua morte, nel 2004, Pasquale Cascella, Giorgio Lauzi e Sergio Negri daranno alle stampe per la casa editrice Ediesse il volume Fausto Vigevani: la passione, il coraggio di un socialista scomodo. Dalle pagine del volume emerge, per merito di autori attenti e sensibili, come la figura di Fausto Vigevani sia strettamente legata alle trasformazioni politiche e sociali del nostro Paese, un discorrere di avvenimenti, scelte, scontri politici nei quali il ruolo di Vigevani è sempre stato significativo, dalle sue prime esperienze sindacali a Piacenza fino alle successive vicende politiche riguardanti la crisi del Psi e la trasformazione della sinistra italiana.

A 10 anni dal primo volume a lui dedicato e a 11 dalla sua scomparsa, nel maggio 2014 di nuovo la casa editrice Ediesse pubblica nella collana Storia e memoria il libro Fausto Vigevani. Il sindacato, la politica (a cura di Edmondo Montali e Sergio Negri). Oltre a una serie di articoli e interventi (alcuni inediti) di Vigevani, il libro contiene, tra gli altri, contributi e interviste a Valentina Vigevani, Susanna Camusso (sarà proprio Fausto Vigevani nel 1993 a chiamarla a Roma nella segreteria nazionale della Fiom come responsabile del settore auto prima e in seguito della siderurgia), Carlo Ghezzi, Paolo Leon, Mauro Beschi, Sergio Cofferati, Cesare Damiano, Gaetano Sateriale, Pierre Carniti, Bruno Trentin, Fausto Sabbatucci, Massimo L. Salvadori.

È importante ricordarlo – dirà Carlo Ghezzi, all’epoca presidente della Fondazione Di Vittorio, nel convegno a lui dedicato a 10 anni dalla scomparsa, del quale il volume ripropone gli atti –, analizzare la sua figura e la sua opera per riproporle a coloro che lo hanno conosciuto e stimato così come a coloro, sopratutto ai più giovani, che hanno solo sentito parlare di lui e che desiderano approfondire tanti aspetti del robusto contributo che Fausto ha portato nel sindacalismo confederale e nello schieramento progressista italiano… Avvertiamo quanto ci manca… una progettualità solida e coerente con il sistema valoriale nel quale siamo insieme cresciuti… quanto ci manca il contributo di un dirigente, la sua acuta capacità di analisi coniugata con la sua ricerca costante e concreta… di proposte tendenti a fare procedere il progresso e la giustizia sociale”.

Ilaria Romeo è responsabile Archivio storico Cgil nazionale

“1968: L’ANNO DEGLI STUDENTI”

il '68Renzo Penna: “1968: L’ANNO DEGLI STUDENTI”Nel mondo le premesse del ’68 risalgono al 20 novembre 1964, quando 5 mila studenti occuparono il campus universitario di Berkeley, sede dell’Università della California. Un anno dopo, il 17 aprile 1965, a Washington, ci fu la prima manifestazione contro la guerra del Vietnam; nel 1966, il 5 agosto, in Cina, fu pubblicato il documento di Mao Tse-tung (Bombardare il quartiere generale) che dava inizio alla Rivoluzione culturale; il 1967 fece registrare l’uccisione di Che Guevara in Bolivia (9 ottobre); tre eventi che, secondo lo storico Giovanni De Luna, incisero profondamente nell’immaginario e nelle scelte politiche degli studenti.[1] Mentre in Italia, se le prime mosse hanno origine a Trento nell’occupazione della facoltà di Sociologia (26 gennaio 1966) e a Pisa con l’occupazione del Palazzo della Sapienza, sede dell’università (febbraio 1967), i due atti di nascita del movimento di protesta avvengono negli ultimi mesi del ’67. A Milano, il 17 novembre, quando l’Università Cattolica è occupata dagli studenti e a Torino, il 27 dello stesso mese, con l’occupazione di Palazzo Campana, la sede delle facoltà umanistiche, decisa in assemblea da 500 universitari.

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Fernando Santi, 48 anni dopo: Il ricordo di Luciano Lama

fernando_santidi Ilaria Romeo, 14 settembre 2017, da Rassegna Sindacale – Il 15 settembre 1969 muore un protagonista della rinascita democratica e della ricostruzione civile, sociale ed economica del nostro Paese. Lo commemoriamo con le parole di Luciano Lama il giorno dei funerali

Il 15 settembre 1969 muore a Parma Fernando Santi, antifascista, deputato, direttore responsabile insieme ad Agostino Novella di Rassegna Sindacale dal 1958 al 1963, segretario generale della Camera del lavoro di Milano su designazione del Cln e segretario generale aggiunto della Cgil. Un  protagonista della rinascita democratica e della ricostruzione civile, sociale ed economica del nostro Paese. Lo ricordiamo attraverso le parole di Luciano Lama (segretario confederale, non ancora generale) il giorno dei funerali: E’ quasi impossibile, per uno di noi della segreteria della Cgil, ricordare l’opera di Fernando Santi oggi. E’ troppo forte la commozione, la piena delle memorie e dei sentimenti, il ricordo delle lotte, delle speranze, delle delusioni sofferte in comune. Nella primavera del ’47, ventidue anni fa, entravamo insieme nella segreteria confederale. Egli aveva ricoperto sino a quel momento, la carica di segretario della Camera del lavoro di Milano. Eravamo in un momento difficile nella vita sindacale e politica del paese; l’ epoca felice dell’ unità  antifascista, della lotta partigiana che aveva visto Santi in posizioni di preminenza stava per concludersi: cominciava il periodo delle rotture, delle discriminazioni politiche e all’orizzonte sindacale si annunciavano già  le nuvole minacciose delle scissioni. Ad un anno da quel Congresso, infatti nel ’48, si verifica una prima scissione e qualche tempo dopo una seconda.

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Bufarale: “Riccardo Lombardi, da fautore a critico del  centro-sinistra”

RiccardoLombardi e il '68Aspettando il sessantotto” – Riccardo Lombardi: da fautore a critico del  centro-sinistra –  di Luca Bufarale. Nato nel 1962 dall’intesa tra la Democrazia cristiana, i suoi tradizionali alleati socialdemocratici e repubblicani e il Partito socialista, all’opposizione dal 1948, il centro-sinistra esprime, tra alterne vicende, pressoché tutti i governi italiani almeno sino al 1972 ed è visto quasi unanimemente come uno snodo centrale nella storia della “prima repubblica”. La maggior parte degli studiosi ha sottolineato la contraddizione tra il lungo dibattito che ha preceduto il varo di questa formula politica (e le grandi speranze suscitate) da un lato, e la scarsità dei risultati ottenuti, in termini sia di riforme che di modifica degli equilibri politici, dall’altro. «Come mai – si chiede ad esempio Silvio Lanaro nella sua Storia dell’Italia repubblicana – un’alleanza preparata per quasi dieci anni, negoziata con estrema prudenza e uscita vittoriosa da scaramucce piccole e meno piccole, si rivela poi singolarmente avara di frutti concreti?» (Lanaro 1992, p. 327). In quasi tutte le ricostruzioni storiografiche, e specialmente in quelle che privilegiano il punto di vista del centro-sinistra come “occasione mancata” del riformismo di sinistra, la figura del dirigente socialista Riccardo Lombardi (Regalbuto 1901 – Roma 1984) costituisce un punto di riferimento privilegiato. Continua la lettura di Bufarale: “Riccardo Lombardi, da fautore a critico del  centro-sinistra”

Labour: “Un dopo-referendum da sviluppare”

popolo-poveroComunicato dell’Associazione “Labour”  per la riunione del “Comitato per il NO” a Roma il 21 gennaio 2017. Comitato presieduto da Massimo Villone e Alfiero Grandi.   “Abbiamo partecipato, come Associazioni “Labour”, alla realizzazione del successo del ‘NO’ nel recente referendum costituzionale. Sul profondo significato politico di quel risultato non è qui necessario tornare. Vogliamo piuttosto richiamare l’impegno di tutti noi per continuare su un percorso che – iniziando dai prossimi referendum della CGIL – sta costruendo quello spazio politico capace di mettere in campo una qualità sociale, economica e ambientale alternativa al degrado in atto in questo paese da molti anni.

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PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE: DOCUMENTO 14/09/2015

viva-la-costituzioneIl Coordinamento per la Democrazia Costituzionale riunito a Roma il 14 settembre conferma la validità e l’attualita’ della petizione, con raccolta di firme, rivolta ai senatori per chiedere loro di non approvare la legge di modifica della Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, senza radicali e sostanziali modifiche nel merito,anzitutto reintroducendo l’elettività dei senatori, che non è affatto in contraddizione con la posssibilità di distiguere i ruoli delle camere superando il cosiddetto bicameralismo perfetto.

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Il 6/7 giugno a Roma: per la Coalizione Sociale

coalizione socialeIl documento di convocazione della Coalizione Sociale a Roma il 6 e 7 giugno 2015, presso il Centro Congressi Frentani – Associazioni, movimenti, sindacati, donne e uomini che in questi anni si sono battuti contro le molteplici forme d’ingiustizia, di discriminazione e di progressivo deterioramento dei diritti, decidono oggi di promuovere un cammino comune. In una società fondata sull’individualismo e sulla competizione tra le persone è necessario unirsi, fare rete, coalizzarsi. Dopo anni di crisi economica, sociale e ambientale, di politiche di austerità, sappiamo che nulla può tornare a essere come prima, ma proprio per questo pensiamo sia possibile immaginare un futuro di solidarietà e giustizia. Consapevoli che nessuno di noi può farcela da solo a cambiare il corso degli eventi, che per evitare scelte individualistiche o corporative sia necessario unire le forze e l’impegno.

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