Agostini: “La sconfitta alla Fiat”

Marcia dei 40mila, la sconfitta
alla Fiat non fu colpa di Lama

di Luigi Agostini 

Elias Canetti sostiene che quando le grandi forze non hanno qualcosa da dire, ricorrono alla celebrazione di qualche anniversario. Il grande scontro degli anni 80 tra Sindacato e Fiat non appartiene a questa serie di eventi celebrativi, sia per la fase che chiude che per la fase che apre. Da parte sindacale lo scontro è condotto dalla FLM, che ne uscirà ferita a morte: la FLM è stata il prototipo di una forma sindacale originale, il sindacato dei consigli; è stata l’esperienza di massa più ricca della storia d’Italia, tra il sindacalismo cristiano ed il sindacalismo di formazione diciamo marxista, almeno  nella parte più consapevole; è stata infine l’anima e la struttura del grande incontro tra le masse operaie e studentesche che, a partire dall’autunno caldo, ha sorretto il movimento sociale di più lunga durata del Paese.

La Waterloo del sindacato

La vicenda degli anni 80 alla Fiat chiude l’esperienza della FLM, per così dire l’età dell’oro del sindacalismo italiano e apre una fase di luci e di ombre; molte le ombre e poche le luci. La morte recente di Cesare Romiti ha riacceso le luci su quella battaglia, sul significato e sul modo  di come è stata condotta, sui protagonisti e sul senso più generale del suo esito. Come dopo Canne o dopo Waterloo. Perse Lama? Per molto tempo non si ebbe coscienza piena di una sconfitta campale del Sindacato, come sembra suggerire, in una intervista al Manifesto, Tiziano Rinaldini, a quel tempo coordinatore del settore auto della Fiom? Io penso l’esatto contrario. La mattina della cosiddetta Marcia dei quarantamila, di buona ora, Lama convoca una riunione assolutamente straordinaria: il vertice dei comunisti della Cgil e della Fiom. Lo Stato Maggiore. Lo scontro con la Fiat stava arrivando al suo epilogo. Io partecipavo come segretario nazionale della Fiom, responsabile della Siderurgia, una specie di Decima Legio della Fiom. Le vibrazioni del pugno di Lama sul tavolo ancora risuonano nelle mie orecchie.

“Stiamo precipitando”

Partecipavano a quell’incontro straordinario anche Bertinotti, come segretario del Piemonte e appunto Rinaldini come coordinatore Fiom dell’auto. In quel incontro, avvenuto proprio la mattina della funesta marcia, la relazione fu di Pio Galli. Sia Trentin che Garavini, soprattutto Garavini, espressero un giudizio ad alzo zero – sia sulla relazione ottimistica sullo stato dello scontro con la Fiat, e sull’ancor più ottimistico intervento di Bertinotti sulla tenuta della città (non riempiranno neanche il cinema Smeraldo o Apollo, disse Fausto), che sulla conduzione avventuristica della intera vicenda. Stiamo precipitando, disse Trentin; siamo già precipitati disse Garavini, con Lama esterrefatto che corre al telefono, attraverso cui gli veniva annunciato il successo della Marcia. Ricordo ancora l’ira furibonda di Lama (con voi faremo i conti dopo, rivolgendosi a Galli, Sabatini e Bertinotti) mentre calava la mano sul tavolo, ordinando a Trentin e Garavini, di correre a Torino e al Ministero del Lavoro per salvare il salvabile. Quindi nessuna responsabilità di Lama (diretta), tranne quella che, come Segretario Generale della Cgil, inevitabilmente può essergli attribuita: la responsabilità della più grande Sconfitta Campale del Sindacato e della Cgil. Del dopoguerra. Sconfitta Campale appunto perché sono le sconfitte campali – fra l’altro percepita da subito come tale – che segnano le svolte della Storia. Il Sindacato, la Cgil mise la sua testa sul ceppo: la Fiat di Romiti calò la mannaia. Ricordando agli immemori che la lotta di classe non è un pranzo di gala.

18 Ottobre 2020 (www.strisciarossa.it)

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2 commenti su “Agostini: “La sconfitta alla Fiat””

  1. La marcia non fu di 40mila bensì di non più di 15000 Che la Fiat avesse una certa base di massa tra impiegati e commercianti lo si diveva sapere. La volontà di resistenza degli operai era alta codì cole laxrete di solidarietà. Era la CGIL ad essere impreperata. Avrebbe potuto rispondere con una sua marcia di ben oltre 40-50 mila ma fu politicamente pavida. Lama e la dirigenza si assusero la responsabilitâ di smobilitare l’industria dal lato operaio senza mai più recuperare nulla.

  2. CARO GIGI. JOSEPH HALEVI, CHE IMMAGINO CONOSCI HA LASCIATO UN COMMENTO ALQUANTO DURO ALLA TUA RICOSTRUZIONE CHE TI GIRO PER CAPIRNE DI PIU’. PERCHE’ DI QUELLO SO SOLO QUELLO CHE LESSI SUI GIORNALI. MA MI FAREBBE PIACERE CHE MI SCRIVESSI UNA REPLICA:
    Joseph Halevi
    Il punto è che le rievocazioni visive non servono. A comincuare dal credere che fossero 40mila. Erano tanti la non da impaurirsi. Il veri priblema era che la CGIL era impreparata e metâ se non di più della dirigenza del PCI era con la Fiat isolando Berlinguer in un atto velleitario di fronte ai cancelli. Comunque Lama e Chiaromonte si portarono addosso la responsabilità di smobilitare la forza operaia che in Italia è stata sempre il fattore che ha sostenuto l’industria.

    · Rispondi
    · 29 m

    Joseph Halevi
    Joseph Halevi
    fu un disastro. E’ come se i nostri si fossero arresi a Stalingrado pur avendo delle forze per resistere. Non ci fu piû recupero, da allora solo in discesa nei rapporti di classi con in piû la deindustrializzazione, smembramento dell’ IRI, ecc senza resistenza.

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